
Venti camminatori, due giorni intensi e il cuore che ancora batte al ritmo dei passi sui sentieri del Re di Pietra.
Sabato siamo partiti da Pian del Re per una salita verticale e impegnativa attraverso il canale. Un percorso che ha richiesto da subito concentrazione, passo fermo e uno sforzo fisico importante. Abbiamo spinto al massimo sul passo per anticipare il temporale pomeridiano: muoversi in alta quota significa anche questo, saper ascoltare i tempi della montagna. Alle 14:00 eravamo su al Rifugio Giacoletti, stanchi ma con la soddisfazione profonda di aver superato la fatica.
La sera è stata pura condivisione. Intorno ai tavoli è andata in scena una cena conviviale calda, densa di risate e racconti. Un grande e sentito ringraziamento va ai gestori, Andrea e Laura, che portano avanti il rifugio con una dedizione ammirevole in condizioni ambientali difficilissime, affrontando ora anche i pesanti problemi idrici causati dal cambiamento climatico. La notte in camerata non è stata semplice – l'adattamento alla quota, la mancanza di comfort e il sonno leggero fanno parte del gioco –, ma è proprio questa essenzialità a rendere l'esperienza così vera e a unire il gruppo.
Domenica, ben prima del mattino, la fatica si è trasformata in pura magia. Una salita silenziosa nel riom tepore della mattina ai 2.837 metri del Rocce alte del Losas. Lassù, lo sforzo della salita è svanito di colpo di fronte a un'alba indescrivibile: i primi raggi hanno acceso la roccia del Viso mentre la pianura sotto di noi era ancora nel buio. Un momento eterno, che ti ripaga di ogni singola goccia di sudore.
Dopo colazione siamo ripartiti alle 8:00. La quota ci ha regalato un altro incontro speciale: un branco di stambecchi che ci ha accompagnato lungo il cammino, muovendosi con eleganza su quelle pareti severe. Abbiamo raggiunto il Rifugio Quintino Sella per il pranzo e infine abbiamo affrontato la lunga discesa finale verso Pian del Re, costeggiando il meraviglioso Lago Chiaretto e il punto esatto in cui nasce il Po.
Torniamo a Genova fisicamente provati da un ambiente impervio che richiede rispetto e adattamento, ma con lo spirito rigenerato e il cuore colmo di emozioni. La vera montagna ti mette alla prova, ti ridimensiona, ma ti restituisce una connessione profonda con te stesso e con gli altri.
Grazie ai 20 compagni di viaggio per aver condiviso ogni passo di questa avventura incredibile. Alla prossima! 🥾❤️