Negli ultimi mesi l’Altopiano della Gardetta è tornato al centro del dibattito pubblico a seguito di una petizione presentata al Comune di Canosio da 44 esercenti commerciali delle tre vallate coinvolte (Maira, Grana e Stura). Il documento chiede la riapertura della strada d’alta quota al traffico motorizzato e la convocazione di un tavolo di lavoro sul turismo e sulla viabilità.
Il sindaco di Canosio, Domenico Vallero, ha chiarito che il tavolo di confronto è già attivo dalla fine del 2024 e che gli incontri svolti hanno fornito un indirizzo chiaro verso la valorizzazione di un turismo sostenibile. Il primo cittadino ha inoltre evidenziato come la limitazione dei veicoli a motore abbia raccolto numerosissime attestazioni di apprezzamento da parte dei turisti e di diversi operatori economici locali.
La voce di chi vive la montagna: perché i motori devono restare fuori
A confermare la bontà delle restrizioni al traffico sono le testimonianze dirette di chi percorre questi sentieri. Durante l’escursione organizzata a luglio con l’associazione My Trekking, l’Altopiano della Gardetta si è confermato un autentico angolo di paradiso, regalandoci una bellissima esperienza immersa in un patrimonio geologico e paesaggistico unico. Tuttavia, proprio nei tratti iniziali partendo dal Colle di Valcavera, dove la presenza di auto e moto era consentita, è emersa chiaramente la nota stonata di questo tipo di fruizione: la presenza di persone con musica ad alto volume, schiamazzi e un atteggiamento privo del rispetto che si deve all’ambiente montano.
L’accesso dei veicoli a motore rischia infatti di stravolgere la natura stessa del luogo, portando con sé inquinamento acustico, emissioni, usura del fondo stradale e disturbo alla fauna selvatica. Il passaggio continuo di auto e moto entra in diretto contrasto con l’esperienza di chi cerca in alta quota il silenzio, il contatto autentico con la natura e la tranquillità della montagna.
Raggiungere il Rifugio Gardetta e i suoi passi deve rimanere un traguardo conquistato con i propri mezzi. La fatica e il tempo impiegati per risalire l’altopiano sono parte integrante dell’esperienza: è proprio quell’impegno personale a far apprezzare fino in fondo la maestosità del paesaggio e a trasmettere il valore di un territorio fragile, che merita di essere custodito e rispettato, non trasformato in un parcheggio d’alta quota.